Storie

Il volontariato in Spagna di Rachele 🇪🇸😉

👉🏼 Durante questo periodo di #quarantena, i nostri volontari all’estero si sono rivelati super prudenti e coraggiosi: hanno deciso di vivere questa situazione rimanendo appieno nel progetto di volontariato ☀️

Hanno lavorato da casa e condiviso questo periodo delicato con gli altri volontari internazionali 🤝

Abbiamo chiesto loro di raccontarci come stava andando, anche in rapporto alle nuove misure che ciascun paese ha introdotto 📨

Oggi cominciamo con Rachele, volontaria a Barcellona presso Asociación Mundus 👣

Ecco il suo racconto!  ⤵️

<<Vi dico la verità? All’inizio non avevo proprio la ben che minima idea del perché volevo fare un progetto #ESC. A maggio, iniziai a pensare che qualcosa dovevo pur fare della mia vita, una volta che mi fossi laureata.Stavo frequentando l’università a Torino, studiavo filosofia, e l’unica cosa che sapevo è che non sapevo che cosa fare (molto socratico). Quando ho fatto la domanda per il progetto, non avevo proprio chiaro che cosa significasse vivere un’esperienza di volontariato CES.

L’ho scoperto vivendo.

La prima cosa che feci quando arrivai a Barcellona fu andare ad un allenamento della colla castellera (gruppo dei castelli) al lato di casa. In Catalunya è tradizione costruire torri (o castelli) umane durante le feste della città, è un simbolo. E iscrivermi ad una colla castellera è stata LETTERALMENTE la prima cosa che feci. Arrivai a Barcellona l’1 di settembre, domenica. Il martedì, alle 19, già ero nel locale della colla castellera Jove de Barcelona. E lì mi resi conto, più di quanto già sapessi, che se volevo capire veramente la cultura della città dove avrei vissuto per i seguenti dieci mesi dovevo imparare il catalano. Così, la seconda cosa che feci, fu iscrivermi ad un corso di catalano.

Bisogna dire che la non c’è forma migliore di imparare il catalano, conoscere la cultura e le persone locali di
entrare in una colla castellera. All’inizio fu anche il posto dove creai le mie prime relazioni di amicizia.
D’altronde non poteva essere altrimenti: due volte a settimana c’era allenamento, e tutti i weekend diada
(la rappresentazione in piazza). Sempre ero alla colla!

A fine ottobre, una disgrazia mi si abbatté addosso: l’on-arrival training. Il mio incubo più grande.

Premessa:
io sono andata in Erasmus ed è stata una delle esperienze più importanti della mia vita, come lo è il
volontariato europeo. Però io, sempre, sono scappata dall’ambiente Erasmus. Perché possiate capirmi,
molta festa, molte nazionalità, molto inglese… Fantastico! Penserete voi. Beh, no se sei Rachele. A me piace
il catalano, la gente locale, e le rappresentazioni castelleras. Quindi immaginatevi, una settimana, una
settimana INTERA con tutta sta gente straniera, parlando in inglese (o, ancora peggio, in ITALIANO) …

Fu una delle settimane più ricche e più piene della mia esperienza a Barcellona. Non solo conobbi meglio le
altre volontarie, condivisi anche pensieri, aspettative, preoccupazioni… Capii che avevo molte più cose in
comune con loro di quelle che mi aspettavo.


Il mio progetto di volontariato si svolge nella Fundacio Mans a les Mans. Lavoro in un centro aperto, una
specie di dopo scuola, con bambinx in un quartiere periferico di Barcellona. L’obiettivo del progetto è di
potenziare il lavoro educativo mediante programmi socio-educativi che migliorano la qualità della vita dex
bambinx e della loro famiglia.

Prima di venire qui, non avevo mai lavorato con bambinx. Anzi, mi faceva pure un po’ paura. Per questo
scelsi questo progetto, è stato la mia grande sfida. Ho imparato moltissime cose, ho sperimentato e
conosciuto lati di me che non conoscevo. In Fundacio si sono sempre fidate di me, sempre mi hanno
appoggiata e quando avevo delle idee, sempre ci hanno creduto e mi hanno aiutata a portarle a termine.

Il Coronavirus è arrivato nel momento più intenso della mia esperienza. Lavorare con bambinx e tessere
una relazione di fiducia e vicinanza con loro ha bisogno di tempo e dedizione. Bisogna avere molta pazienza e costanza per vedere i risultati. Con la pandemia ovviamente questo lavoro si è complicato. Il centro ha chiuso e per una settimana non ho avuto contatti con lx bambinx. Tuttavia, le educatrici di Mans a les Mans sono tutte molto creative e fantasiose, e hanno trovato la forma di continuare a mantenere il contatto,anche se ciascuna dalle proprie case. È stato creato un servitore su Discord (una applicazione di
messaggistica), si è creato un gruppo di lavoro e le prime settimane si è proposto alx bambinx sfide, enigmi, giochi perché potessero passare il pomeriggio in chiamata con noi.

Lavorare a Mans a les Mans mi ha portata a capire che il mio cammino è quello dell’educazione. Quando ho
dovuto prendere delle decisioni per il mio futuro, sempre sono stata indecisa e quasi sempre, alla fine, ho
scelto un po’ a caso. Grazie a questa esperienza, tuttavia, ho scoperto la mia vocazione. Ci aspettano tempi difficili, è vero. Però credo che a tutte noi, che ci siamo ritrovate in un progetto di volontariato, questo ci
stia lasciando qualcosa di molto importante e forte, che non sarà facile dimenticare.>>